Via Roma non esiste

Ma tu, lettore saltuario di queste pagine (ma non per te, è che siamo noi saltuari), dimmi: quante vie Roma hai veduto? Credi dunque nell’esistenza di via Roma? Frena ogni sconsideratezza e poi di’: giureresti sul patibolo? Ora tu fai cenno di sì con la testa, ma io non posso crederti. No, perché, forse non lo sai – è evidente che non lo sai – ma via Roma non esiste.

Via Roma non esiste in nessun luogo, né a Palermo, né a Torino e in nessun’altra città, ma si tratta di una grande, collettiva e ben congegnata menzogna. Come potrai immaginare, essendo primo a questa rivelazione, sono pochi coloro che per virtù arrivano a brandire la verità e a scagliarsi contro un popolo occluso, vittima da sempre di un sortilegio che lo fa passeggiare o correre o sostare lungo quella strada che riconosce indubitabilmente come via Roma. Ma allora – obietterai – gli stradari? Che ne è delle indicazioni sulle strade? Non sarebbero forse tutte evidenze dell’esistenza di via Roma? Il che – io ti rispondo – improvvido lettore, vieta forse qualcuno di scrivere amenità su un foglio di carta? Dimmi, hai mai letto certi giornali? Hai mai messo piede in una libreria e sfogliato uno di quei nuovi libri? O forse qualcuno vieta di scolpire stupidaggini sopra una mattonella da affiggere alla pubblica vista per dar nome ad un corso? Neppure servirebbe affermare che la prova dell’esistenza di via Roma consisterebbe nel suo comune riconoscimento da parte di tutta la cittadinanza. Posto che così fosse, perché si dovrebbe considerare questa come prova e non come errore collettivo? Poi, è veramente così? Di quanti hai certezza che individuano quella come via Roma? Sono molti e sinceri? Credi che giurerebbero sul patibolo? Mi dispiace, ma tutti questi elementi non fanno prova; ciò che è frutto dei sensi o dell’esperienza da soli non bastano a fare una verità. Non lo dico io, metto le mani avanti: è stato Galilei e il suo metodo scientifico. Non ti resta che accettare il dubbio e, in assenza di una valida dimostrazione (giacché affirmanti incumbit probatio), dar retta alla mia rivelazione.

Dopotutto tu, amico lettore, sempre e liberamente scegli di credere cosa ti convince perché più razionale, perché più affascinante come verità o più confortante; scegli di credere cosa crede qualchedun altro, perché rispettabile, autorevole, violento o accattivante, così da far parte di una comunità magari diversissima su migliaia di fronti, ma uguale e solidale in quell’unico “io credo”. Tu converrai di certo con me che, benché meravigliosamente estesa e capace sia l’umana sapienza, disporre di conoscenze precise attorno ogni campo del sapere è sconsideratamente presuntuoso. E allora? Non si può da sé validare ogni affermazione, ogni puntello di verità, ma occorre riconoscere una voce più grossa ad alcuni pochi individui che dagli studi accurati e specialisti gli deriva una certa proba autorevolezza. O vorrai tu dover convalidare tutti i tasselli che sorreggono l’impalcatura del nostro sapere? Vuoi tu risalire ai calcoli della legge gravitazionale e solo dopo averli valutati convalidarne l’esattezza? Vuoi tu ricalcolare il diametro terrestre, il peso specifico del ferro, il numero di protoni del praseodimio? Ma no, certo che no, è più razionale credere a verità universalmente validate e delegare i giudizi a chi di competenza, cosicché questo meccanismo assicuri alla comunità scientifica di funzionare e a te di restituirti un credo rigoroso e senza dogmi. Bisogna sempre credere, fidarsi, anche intorno ai fatti di scienza, pure quelli più bianchi o più neri, che non ammettono sfumature. Credi. Credimi. Non vorrai tu essere un folle seguace della scienza? Oppure magari un retto, rettissimo sacerdote del dubbio? Poi, via, cos’è il complotto? Forse il volto in ombra d’una verità? Forse la pazzia maniaca e onni-espansa del dubitare che avvolge ogni aspetto del mondo entro il proprio drappo? C’è sempre chi crede, con la sola differenza tra chi sa o non sa di credere. Allora, come hai creduto che via Roma esista, negala come un credo.

Claudio Mirabella

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