La verità è che vivi in non verità… o quasi

Spesso mi sono interrogata sul senso delle cose, le cose della vita, della quotidianità, della morte: i sentimenti, i pensieri, lo spazio, il tempo. Più di ogni altra cosa continua ad emergere dal calderone delle mie riflessioni una domanda “Cosa è la verità?” e la sua necessaria compagna “Esiste la verità?”. Mi chiedevo, e tuttora continuo a farlo, se la mia vita, il mio essere persona in carne, ossa e spirito sia soltanto sogno, illusione,  immaginazione, scherzo o tutto sia reale. Se quest’istante, se questo secondo che sto impiegando nella scrittura sia frutto di una mia ipotetica visione o sia assolutezza. Assoluto e relatività, falsità e verità, nulla e vita. Se soltanto l’uomo potesse discernere la risposta di questo dramma assurdo che la vita tragicamente gli presenta dal primo istante del venire al mondo!

Leopardi diceva che la vita è male, che nello stesso istante in cui un bambino nasce inizia per lui la sofferenza. Per me la vera sofferenza dell’uomo è la sua intrinseca e invalicabile condizione di ignoranza su ciò che riguarda se stesso. È quindi iniziata la sua vita, il suo essere e il suo profondo divenire così triste, così nero, così disgustoso: lui è relatività, ma non riesce ad averne coscienza. Trascorrono i giorni tra monotonia e frenesia, tra sofferenze e piaceri, tra bellezza e orrore. Giorno dopo giorno le pagine scorrono, la trama si compone, i tre puntini di sospensione del futuro non hanno tregua, quasi non esistono, perché tutto è un continuo andare avanti, c’è sempre qualcosa da aggiungere, ma mai da riscrivere. Un bel dì, quando quei puntini arrancheranno ormai stanchi nel vuoto del tempo, non verranno più riportati: da tre diventeranno due, da due uno, e poi il nulla. È sempre così per tutti, sempre uguale, tragicamente ripetitivo e affascinante. Il mistero dell’incarnazione, della vita e della morte. Un solo secondo nell’eternità dell’universo, uno spazio relativo, un tempo relativo, il niente. Le mie parole potrebbero sembrare sulla via dello scetticismo, della sofistica, dettate dalla mente di una persona che non crede a niente e per cui la vita non abbia alcun senso. Non è così. Cosa resterebbe altrimenti? L’assenza dell’esistenza, la beffa del nulla. Le mie parole percorrono invece la strada della relatività, quella in cui è realmente tangibile l’atto di esistere, ma viene posto in essere privo di coordinate. Ciò è testimoniato anche dalla relatività dei sentimenti, dalla meravigliosa varietà che il nostro mondo ci offre, dagli accordi e dalle discrepanze tra gli individui. Esiste un universo interiore per ciascuno di noi, il che comporta una straordinaria quantità di versioni e di idee. Per me questa è la bellezza, la vera bellezza: tutto è sempre diverso, non c’è niente di uguale e ripetitivo in questo mondo. Ogni cosa, persona, emozione è diversa in sé e nei confronti degli altri sarà un’altra ancora, poiché i punti di vista esterno ed interno saranno a loro volta diversi e mutevoli. Per quanto possiamo entrare in contatto con qualcuno o qualcosa non potremmo mai e poi mai conoscerlo realmente, supponendo di condividere e fare propria come regola fondamentale contro l’autoinganno in questa giostra assurda della vita, la coerenza di ammettere la propria incapacità di avere coscienza di sé se non per un attimo fuggevole, illusorio e immediatamente incomprensibile o nell’eternità della vita dopo la morte, ma neanche di questa possiamo avere certezza se non per fede. E anche quest’ultima è assoluta relatività…

Roberta Bellia

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